Il significato del putto o angioletto o amorino. Cosa sono i putti? - Storia Misteriosa, i grandi misteri della storia

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Il significato del putto o angioletto o amorino. Cosa sono i putti?

Dolcissimi, paffuti, sorridenti e con lo sguardo da sognatori o da furbetti, sono i putti o angioletti o amorini protagonisti assoluti di dipinti, sculture e opere d'arte. Con alle spalle una storia millenaria, i putti conservano un fascino immutato nei secoli dei secoli...
Di Andrea Contorni - venerdì 5 gennaio 2024
Storia Misteriosa - Qual è il significato dei putti o degli angioletti?
Il putto è un termine che in campo artistico indica un infante nudo, in prevalenza di sesso maschile, con le ali. Da sempre utilizzati per fini decorativi, i putti o angioletti trovarono il loro trionfo nel Barocco, quando divennero elementi fissi dei cicli pittorici o scultorei di chiese, altari e organi...

Tutti noi conosciamo questi piccoli adorabili bimbetti nudi con le ali. Li incontriamo sia in affreschi e quadri antichi che in poster e stampe moderne, raffigurati in statuine da collezione in gesso, ceramica o marmo o come motivo decorativo di chiese, altari, organi, cornici in stucco e sculture. Chi, almeno una volta nella vita, non ha regalato qualcosa con un putto o un angioletto impresso, dalle tazze per colazione alle cover per cellulare passando per le palle di Natale e per oggetti di svariato genere. L'immagine dei putti più celebre al mondo porta la firma di Raffaelo Sanzio: i due infanti alati si trovano ai piedi della meravigliosa "Madonna Sistina", dipinto datato 1513-14, conservato nella Gemäldegalerie di Dresda e considerato uno dei massimi capolavori pittorici dell'arte occidentale. I puttini, poggiati alla balaustra in fondo al dipinto, forse aggiunti all'opera in un secondo momento, sono diventati nei secoli talmente iconici da essere considerati di diritto tra le realizzazioni più popolari di Raffaello e del Rinascimento in generale. Essi, probabilmente allegoria del genere umano, osservano con sguardo curioso e atteggiamento pensieroso la scena subito sopra di loro che comprende i due santi, in rappresentazione della Chiesa, la Vergine con il Bambino in braccio e la sfera celeste. I puttini o angioletti nel Cristianesimo sono considerati cherubini, un tipo di angelo posto nella Prima Gerarchia degli spiriti celesti, subito dopo i Serafini. Nell'iconografia cristiana i cherubini sono spesso raffigurati come bambini alati dai volti bellissimi, di solito arricchiti dal colore rosso. Li ritroviamo ad esempio nella "Madonna dai cherubini rossi" di Giovanni Bellini (1485) e nella "Madonna col Bambino e un coro di cherubini" di Andrea Mantegna (1485).
Storia Misteriosa - Particolare dell'affresco dei putti nella casa dei Vettii di Pompei - copyright ©luigispina
I putti sembrano angioletti e ricoprono questo ruolo nell'iconografia cristiana ma non sono riconducibili unicamente a questo contesto artistico in quanto la loro origine si perde in un tempo lontanissimo. Il termine "putto" deriva infatti dal latino putus (fanciullo). La parola presenta la stessa radice "pu-" di puer riferito a un bambino di età inferiore ai 17 anni. In epoca greco-romana i putti rappresentavano il dio Eros, il romano Cupido. Divinità dell'amore divino e, allo stesso tempo, del desiderio sessuale, Eros apparteneva in prevalenza al pantheon ellenico. Nel "Dizionario della civiltà classica" è ben spiegato che Eros, conosciuto a Roma come Cupido, non entrò mai a far parte della religione romana con un culto specifico. Venne riconosciuto e accettato come tale, derivando dalla poesia e dall'arte greca e in particolare dalle rappresentazioni diffuse in epoca ellenistica. Ma chi era Eros? Nelle primissime fonti greche, tra cui Esiodo, l'eros, considerato un principio divino che muove verso la bellezza, rendeva il dio corrispondente tra i più importanti, una divinità primordiale, quarto dio ad essere creato dopo il Caos, la Terra (Gaia), e il Tartaro (gli Inferi). Nei miti successivi, Eros perde in un certo senso parte della sua importanza divina, trasformato nel figlio di Afrodite (dea dell'amore e della bellezza) e di Ares (dio della guerra). Eros diviene uno degli Eroti, dunque degli Amorini, una sorta di divinità minori o figure mitologiche, associate alle varie sfere dell'amore, sia divino che umano. Ritroviamo lo stesso Eros a guidare una "squadra" composta da Anteros, l'amore corrisposto, Edilogo, le parole amorose, Ermafrodito, l'androginia, Imene, l'amore coniugale, Imero, l'amore passionale e Pothos, il desiderio. Tutti questi figuri, diffusi nella poesia e nella letteratura greca, sono rappresentati o come giovani bellissimi o come fanciulli alati, spesso armati di arco e frecce, dunque amorini o putti in tutto e per tutto. Per concludere il discorso su Eros, ricordo il bellissimo "Eros che incorda l'arco", scultura di Lisippo del IV secolo a.C. della quale possiamo ammirare la copia romana conservata a Roma, nei Musei Capitolini: è il classico putto, forse un po' più grandicello!
Storia Misteriosa - A sinistra, Eros che incorda l'arco. A destra l'Augusto di Prima Porta
I nostri amorini furono da sempre apprezzati come squisiti elementi decorativi nei cicli pittorici, a coronamento di sculture, fontane e sarcofagi. Da notare che i putti "decorativi" trovavano impiego in contesti espressivi artistici molto diversi tra loro: allegri, felici e dispettosi negli affreschi di vita quotidiana, seri e solenni nell'abbellire le statue, con le guance gonfie per spruzzar l'acqua nelle fontane, malinconici e contemplativi nel sorreggere le ghirlande dei sarcofagi. Abbiamo un esempio celebre di putto abbinato a una statua nell'Augusto di Prima Porta, manufatto di epoca romana (I secolo d.C.) in marmo bianco che ritrae il figlio adottivo di Giulio Cesare nell'atto di iniziare un discorso di incitamento alle legioni schierate. La statua è conservata a Roma, nei Musei Vaticani, dopo essere stata rinvenuta nella villa di Livia Drusilla, consorte imperiale, il 20 aprile del 1863. In basso, alla destra di Augusto, all'altezza del suo stinco, c'è un bambino alato, un putto, che raffigura Eros nell'atto di cavalvare un delfino. Questa piccola scultura nella scultura rappresentava un omaggio a Venere, madre di Enea, il cui figlio Ascanio, detto anche Iulo, era considerato il mitico capostipite della gens Iulia alla quale Augusto apparteneva. Da un lato il delfino, animale sacro alla dea della bellezza, dall'altro il nostro Eros/Cupido che ne era il figlio, completavano il richiamo simbolico al divino, la cui approvazione investiva il buon Augusto imperatore.
Adorabili putti, rappresentazioni del dio Eros - Cupido, hanno da sempre arricchito affreschi, sculture e sarcofagi di epoca romana
Storia Misteriosa - Sarcofago con processione dionisiaca di Putti, Museo Ostiense di Roma
Pezzo pregiato del Museo Ostiense, una struttura visitabile all'interno del Parco Archeologico di Ostia Antica (Roma) ma attualmente chiusa (da informarsi), è il sarcofago di bambino con processione dionisiaca di putti. Rinvenuto nella necropoli dell'Isola Sacra lungo la via Severiana, è datato intorno al 100-150 d.C. ed è di fattura splendida. Gli amorini o putti ebbri di gioia, sono strettamente correlati a Dioniso (il Bacco romano), dio del vino e della liberazione dei sensi, rappresentazione più pura della parte istintuale dell'uomo. Bianco o nero, vita o morte, Dioniso non concepiva mezze misure ma nel suo eterno fluire di selvaggia vitalità, era anche simbolo di rinascita. E in questa processione, i putti, chi dandosi alla pazza gioia, chi vendemmiando e ricavando il vino dall'uva (altra simbologia di rinascita), augurano al povero defunto, morto nel pieno della sua giovinezza, di tornare a nuova vita, come vi tornò Dioniso, ancora bambino, quando venne smembrato dai Titani. Fu in epoca paleocristiana probabilmente che il putto divenne un angelo in forma infantile, connesso proprio col principio cristiano di salvezza allo stesso modo del vino che assunse nella nuova religione un significato profondo e importante, simbolo del sangue di Cristo, sacrificatosi per la salvezza dell'umanità. Come già accennato, nel Rinascimento e nel Barocco, troviamo un largo uso degli amorini in campo artistico, soprattutto nelle chiese, proprio per via del loro valore simbolico cristiano.
Storia Misteriosa - Particolare dell'affresco dei putti nella casa dei Vettii di Pompei - copyright ©luigispina
Adesso rechiamoci per una veloce visita a Pompei, di preciso ci fermiamo alla Casa dei Vettii, tra le domus più ricche dell'antica cittadina vesuviana, uno dei massimi esempi di arte romana del I secolo. La struttura, al termine di importanti lavori di consolidamento, è stata parzialmente riaperta al pubblico nel 2016 e resa di nuovo visitabile in tutti i suoi ambienti nel gennaio di un anno fa. Il nucleo originale della casa risale al I secolo a.C. ma all'inizio del I secolo d.C., l'edificio fu acquistato dalla ricca famiglia dei Vettii, liberti dediti al commercio. La domus fu completamente restaurata e arricchita di preziose decorazioni e opere d'arte. Nel vestibolo è presente il caratteristico affresco di Priapo. Il Dio dal grosso fallo era il protettore della Casa dei Vettii come testimoniato anche da una sua statua marmorea che all'epoca decorava il giardino e che ora si trova nell'atrio. Egli era il testimone divino della prosperità dei fratelli Aulus Vettius Restitutus e Aulus Vettius Conviva. Gli affreschi del triclinio raffigurano episodi mitologici, per esempio possiamo ammirare la scena di Dedalo che dona la vacca di legno a Pasifae.

Ma perché vi ho parlato di questa meravigliosa casa, simbolo eterno del Parco Archeologico di Pompei? Perchè nel suo salone che affaccia su un peristilio contornato da diciotto colonne, giganteggia il preziosissimo fregio degli Amorini su fondo nero. I piccoli e dolci bimbetti alati sono impegnati nelle principali attività produttive dell'epoca: la vendita del vino, la pulitura delle vesti, la vendemmia, la coltivazione dei fiori, la creazione di profumi e la realizzazione di gioielli. Commercianti di essenze, cesellatori, fulloni e panettieri anticipano i vendemmiatori, preludio del trionfo di Dioniso. Ritroviamo la stessa correlazione tra il dio dell'ebrezza e i puttini che vi ho spiegato poc'anzi. In questo caso, l'ideale di rinascita, unita al trionfo dei mestieri più in voga nella Pompei dell'epoca, potrebbe simboleggiare la mobilità sociale della società romana che ha permesso a due ex schiavi di arricchirsi grazie al lavoro. Insomma, per concludere, questi nostri bambini alati e paffuti, hanno percorso secoli e secoli della nostra amata Storia, assumendo di volta in volta significati nella sfera sociale e religiosa, con il loro caratteristico faccino, simpatico e un po' imbronciato...

Bibliografia e note:
  • Le fotografie degli affreschi della Casa dei Vettii di Pompei sono pubblicate con seguente copyright ©luigispina, dalla cartella stampa elaborata dal Parco Archeologico di Pompei in occasione della riapertura al pubblico del sito in data 10 gennaio 2023. La pubblicazione di tali fotografie si intende nell'ottica delle recensioni e/o segnalazioni giornalistiche di promozione culturale.
  • La fotografia del sarcofago con la processione dionisiaca di putti è tratta da Wikimedia con Licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported. Autore: Sailko.
  • "Casa dei Vettii", articolo dal sito del Parco Archeologico di Pompei.
  • "Gli spiritelli di Donatello", articolo dal sito "Diario dell'Arte".
STORIA MISTERIOSA
« LA MENTE AMA L'IGNOTO. AMA LE IMMAGINI IL CUI SIGNIFICATO È IGNOTO POICHÉ IL SIGNIFICATO DELLA MENTE STESSA È SCONOSCIUTO... »
René Magritte

LEGGENDE, ITINERARI SUGGESTIVI E MISTERI DELLA STORIA

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