Gli impiccati non muoiono subito, il poliziesco di Maena Delrio - Storia Misteriosa, i grandi misteri della storia

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Gli impiccati non muoiono subito, il poliziesco di Maena Delrio ambientato in Sardegna...

Tra presente e passato, lungo due binari temporali, un romanzo che si sviluppa dalle tetre leggende che aleggiano intorno al Teatro San Francesco di Tortolì...
Di Andrea Contorni - venerdì 8 dicembre 2023
Storia Misteriosa - Gli impiccati non muoiono subito, il poliziesco di Maena Delrio
Genova. Novembre 2018. Una festa privata, su uno yacht di lusso, finisce in tragedia. Arbatax, Sardegna. Pochi giorni dopo. Il cadavere di un ricco imprenditore viene ritrovato nel bosco che conduce all’antico faro. Sembra un incidente, ma l’ispettrice Marcialis non è convinta. Muove le corde giuste, fa pressione, sprona all’indagine, fino ad addentrarsi nei segreti oscuri del promontorio, luogo maledetto secoli prima, destinato a portare alla rovina chiunque vi abiti. Riuscirà una donna a spezzare la catena del fato?

Vincitore della seconda edizione del premio letterario "Misteri d'Italia" promosso da "Nati per scrivere", il romanzo "Gli impiccati non muoiono subito" è il primo pubblicato della scrittrice ogliastrina Maena Delrio. Si tratta di un poliziesco con tendenze al noir ambientato in Sardegna tra le località di Arbatax e Tortolì oltre a qualche puntata in quel di Genova. Quando recensisco un libro, mi piace essere molto diretto e semplice, senza ricorrere a estremi voli pindarici per dire se merita o meno. È logico che su ogni giudizio domina il "de gustibus" e sui gusti personali non si discute o si discute a fatica, ma se il mio umilissimo parere poi coincide con quello di altri lettori accaniti e voraci, subentra la quasi certezza di aver centrato l'essenza di un'opera. E "Gli impiccati non muoiono subito" è un gran bel romanzo in grado di suscitare l'interesse anche di chi a priori rifugge dal giallo, dal poliziesco, dal noir e dal thriller. Perché questi generi letterari che molti confondono, simili ma non uguali, spesso fanno paura e qualcuno preferisce non affrontarli proprio, sottraendosi a qualcosa che, se ben scritto, può emozionare e sorprendere. Maena Delrio è un'autrice di talento, dalla prosa elegante, avvolgente e ben rifinita. Dal momento che il suo romanzo si svolge negli splendidi luoghi in cui vive, la resa delle ambientazioni è qualcosa di assolutamente superlativo perché frutto di memoria visiva e di esperienza diretta. Ma la nostra autrice va oltre decidendo con coscienza di concepire un poliziesco evoluto: l'indagine pura con i vari puzzle investigativi da comporre e comprendere, si affianca a un'impalcatura storico-leggendaria densa di mistero, virtuale ponte tra due epoche, che sostiene con fermezza e coraggio l'intero impianto narrativo della trama. E in questo doppio binario temporale, trovano il giusto spazio, senza esagerare, alcune tematiche sociali che contraddistinguono il nostro tempo, retaggio di un passato mai sepolto. Tanta passione per la scrittura, talento e un percorso di formazione importante, rendono "Gli impiccati non muoiono subito" di Maena Delrio, un romanzo maturo, dai personaggi ben caratterizzati e dalla trama sicura e ben delineata. Ma ora, parola all'autrice!
Storia Misteriosa - Gli impiccati non muoiono subito, il poliziesco di Maena Delrio
01. Come è nato in lei il desiderio di concepire il poliziesco "Gli impiccati non muoiono subito"? Mi riferisco a quel primo input che ha fatto scoccare la scintilla per concepire un romanzo dalla trama complessa, giudicato dalla critica come "una perfetta macchina narrativa"...
« "Gli impiccati non muoiono subito" ha avuto una genesi abbastanza curiosa. È un aneddoto che amo raccontare, perché racchiude una serie di fortunate coincidenze e felici intuizioni. È il 2018 e ho appena pubblicato il mio primo libro, una raccolta di racconti dal titolo "Oltre il confine" (ed. Pentagora), scritta insieme a un’autrice genovese nonché cara amica, Mara Sordini. S’immagini il nostro entusiasmo, per entrambe è la prima esperienza e il lavoro che abbiamo condotto per uniformare le nostre scritture e dare fluidità ai testi ha dato un forte impulso alla nostra ispirazione, tanto che subito ci viene voglia di scrivere insieme un romanzo a quattro mani. È proprio Mara a parlarmi per la prima volta di giallo apparente. Un genere, mi spiega, dove non è indispensabile celare l’assassino agli occhi del lettore fino all’ultima pagina, ma la cura dell’ambientazione e la psicologia dei personaggi, dell’antagonista in particolare sono indispensabili per portare il lettore a scoprire l’origine del male. Questo aspetto fa scattare in me una scintilla. Non mi sono mai messa alla prova con un thriller perché, nonostante ne sia un’avida lettrice, non mi sono mai sentita all’altezza. Nella dimensione del giallo apparente, però, sento di poter osare e spingermi oltre questo limite. L’ispirazione arriva insieme a un articolo di un giornale di cronaca locale che parla di una leggenda, quella del teatro San Francesco di Tortolì. Edificato intorno al 1700 come monastero, in seguito alla cacciata dei monaci per ordine regio viene adibito ad usi civili e abbandonato fino al suo recupero in tempi recenti. La storia è quella classica, il fantasma di una ragazza vergine che vaga senza pace e senza riposo tra le mura dove un monaco l’ha violentata e uccisa. A quel punto, nella mia testa ogni scena assume contorni ben definiti. Decido di non limitarmi a portare il lettore a scoprire le ragioni che hanno armato la mano dell’assassino, la mia idea in embrione è quella di scavare nei secoli fino a portarne alla luce le radici più profonde. Scrivo seguendo il flusso dei pensieri, alternando presente e passato così come immagino di volerli svelare al lettore. In dieci giorni ho terminato il manoscritto.

02. Il poliziesco è un genere che rappresenta una sfida abbastanza complicata per un autore perché nel corso dell'indagine, ogni elemento deve avere il suo perchè e ogni personaggio deve possedere un ruolo preciso nell'intreccio narrativo. Oltretutto il suo romanzo corre su due binari temporali paralleli. Quali sono state le difficoltà, da scrittrice, nell’organizzare una trama costituita da tante microsfere narrative, ognuna interconnessa con le altre?
« Come ho anticipato sopra, questa combinazione di fortunate intuizioni ha fatto sì che non trovassi alcuna difficoltà nella stesura del romanzo. Nella mia testa era già tutto collegato, a partire dal binario che correva nel passato. Durante la scrittura ci sono stati momenti in cui visualizzavo le scene come se fossi lì presente, dietro un albero o un muro, attimi in cui i personaggi erano così vicini a me che avrei potuto toccarli solo allungando una mano. Anche riuscire a intrecciare le varie vite è stato abbastanza semplice. Fin da subito ho costruito protagonisti e avvenimenti in modo tale che si sfiorassero l’un l’altro. Padre, madre, figlia è un nucleo potentissimo, non solo in senso narrativo. Su quella base ho elaborato i vari collegamenti. Così, quando ho fatto cadere il primo, l’effetto domino li ha coinvolti tutti. Successivamente ho cercato di scrivere altri gialli in maniera più convenzionale, creando delle schede per ogni personaggio, abbozzando una scaletta dettagliata, ma a quel punto ho avuto difficoltà ad andare avanti nella narrazione. Mi ha aiutato tanto nella caratterizzazione dei miei personaggi l’aver sublimato le caratteristiche psicologiche di persone che conosco nella vita reale, in questo modo ho potuto dedicarmi all’osservazione e plasmare delle figure abbastanza verosimili, con le quali il lettore potesse entrare in empatia. Credo che per poter godere in maniera così totale dell’ispirazione, l’ambientazione abbia giocato un’importanza fondamentale. Gran parte del libro, infatti, è ambientato tra Tortolì e Arbatax, il paese in cui vivo da vent’anni, solo marginalmente parte della storia si svolge a Genova (per una ragione particolare: dato che originariamente le intenzioni erano quelle di scrivere un romanzo a quattro mani, avrei voluto affidare quella parte a Mara, che è ligure). Quando l’ispettrice Marcialis risale di corsa la strada che porta al promontorio del faro, vede il paesaggio attraverso i miei occhi, prova le mie stesse emozioni, Invece, la parte che si svolge in epoca giudicale mi trovava "fresca di studi" perché in quel periodo mi ero appassionata alla vita di un personaggio storicamente esistito, Beatrice Cubello, (alla quale qualche tempo dopo ho dedicato un racconto pubblicato con Edizioni Archeoares), perciò immergermi totalmente negli usi e costumi dell’epoca è stato un bellissimo viaggio. È stato molto stimolante anche documentarmi meglio sulla leggenda dei frati, dato che la tradizione orale ne riporta diverse varianti che ho avuto la fortuna di apprendere dal vivo da alcune anziane del paese.

« Nel tempo mi è capitato di paragonare questa esperienza immersiva nel giallo alla preparazione di una gara podistica: come l’ambizione di riuscire a varcare un nuovo limite, la curiosità di sperimentare un nuovo percorso sono state benzina per le mie gambe durante gli allenamenti, consentendomi di dare il massimo in ogni frangente, la sperimentazione di un nuovo genere e la sfida che ne consegue hanno nutrito la mia fantasia e mosso la mia mano sulla tastiera. Il romanzo poi è rimasto chiuso nel cassetto, con il titolo "Il promontorio del faro", fino a che non mi sono imbattuta nel concorso "Misteri D’Italia" di Nps Edizioni. Grazie a loro ha ottenuto la sua forma definitiva, ed è diventato "Gli impiccati non muoiono subito".
A Tortolì tra presente e passato, Gli impiccati non muoiono subito, di Maena Delrio è un poliziesco tendente al noir, ambizioso, avvincente ed elegante...

03. Abbiamo parlato delle ambientazioni e introdotto il personaggio dell'ispettrice Marcialis. Ecco qual è il ruolo della donna nel suo romanzo? E, andando oltre il giallo, c'è un messaggio insito che lei, da scrittrice, ha voluto trasmettere al lettore per mezzo del suo romanzo?
« Questa domanda mi piace molto, perché racchiude la chiave di quello che rappresenta per me "Gli impiccati non muoiono subito". Oltre l’indagine, ho voluto mettere a confronto le figure di due donne, protagonista e antagonista, che per certi versi sono le due facce di una stessa medaglia. Entrambe sono donne che, per arrivare a occupare una posizione di potere in una dimensione prettamente maschilista, e per mantenerla nel tempo, sono dovute ricorrere a patti con gli altri ma soprattutto con se stesse. Si differenziano solo nel momento in cui la seconda, per difendere il prestigio e non perdere i privilegi acquisiti, oltrepassa il confine con il suo lato oscuro, ma il punto di partenza è lo stesso. Mi sono interrogata a lungo, a prescindere dalla scrittura del romanzo, su questa problematica che purtroppo è ancora presente nella società odierna, dalle diatribe linguistiche su come declinare un mestiere piuttosto che un altro quando la professionista è una donna, ai modi variopinti con cui l’opinione pubblica critica una professionista per il suo essere o non essere madre e moglie, alle critiche per la scelta dell’abbigliamento o del trucco fino ai gossip sulla sua vita privata che mirano a distruggere la sua immagine. Queste donne devono sopportare un carico mentale immenso, dotarsi di un autocontrollo al limite del tollerabile, ponderare le conseguenze di ogni azione perché il giudizio su di loro non si limiterà mai solo alla professionalità con cui svolgono il loro lavoro. Ne "Gli impiccati non muoiono subito", tra le altre cose, ho calcato la mano su questo aspetto, ho voluto descrivere la pressione che queste donne sentono su di loro, tratteggiarne il profilo psicologico, le ambizioni e le rinunce. Le ho descritte nella dimensione umana, quella più fragile, di figlie e madri.
Storia Misteriosa - Gli impiccati non muoiono subito, il poliziesco di Maena Delrio
04. Lei ha pubblicato di recente il racconto storico "Il giusto ordine delle cose". Ne vogliamo parlare? E per concludere il nostro incontro, possiamo aggiungere qualcosa circa i suoi programmi letterari futuri?
« "Il giusto ordine delle cose" è un’altra bella sfida che mi ha parecchio divertito. Il racconto è ambientato all’inizio del 1600, in Giappone, e si svolge principalmente tra le mura del quartiere a luci rosse di Edo. Per scriverlo mi sono documentata molto sulla figura della oiran, la prostituta di lusso, che alla fine del secolo decade per lasciare il posto alla più conosciuta geisha, ma che nel 1600 è ancora una figura importante nella società giapponese. Attorno alla protagonista, gravitano vari personaggi che saranno determinanti nella sua vita e la condurranno anche inconsciamente a scoprire la sua vera identità e le sue origini. Una ulteriore difficoltà, che ha aggiunto brio al mio lavoro, è stata la scelta di narrare gli eventi in seconda persona, celando fino alla fine l’identità della voce narrante. "Gli impiccati non muoiono" subito e "Il giusto ordine delle cose" rappresentano certamente un traguardo importante per me perché sono nati entrambi da una scommessa: ho messo sul piatto non solo le mie competenze ma anche i miei limiti, ho studiato per riuscire a superarli, ho acquisito dimestichezza con un genere che non possedevo e con una storia che conoscevo solo a grandi linee. Alla fine, ho vinto la scommessa. Non so se questo sarà l’inizio di una carriera proficua, da runner posso affermare che la vita sia fatta di infiniti traguardi e che per varcarli l’unico modo sia quello di credere in se stessi, allenarsi, studiare, non avere paura di mettersi in discussione con nuove sfide. A maggio, sempre con Nps edizioni, uscirà il mio nuovo romanzo, una saga familiare dove si intrecciano le vite di tre donne, che nuovo non è perché è il primo in assoluto che ho scritto e nella sua primissima versione ha compiuto dodici anni la primavera scorsa. Si intitolerà "Donne di ginepro" ed è ambientato tra le guerre mondiali, in Ogliastra. Credo che piangerò un sacco quando lo vedrò pubblicato, perché il sogno di diventare scrittrice è nato tra quelle pagine.

Gli impiccati non muoiono subito di Maena Delrio, vincitore del concorso letterario, Misteri d'Italia, è un romanzo che corre lungo due binari temporali, toccando con fermezza tematiche di grande attualità...

Le tetre leggende che aleggiano intorno al Teatro San Francesco di Tortolì, un ex monastero benedettino definito uno dei luoghi più infestati della Sardegna e dell'Italia intera, avevano già attirato la mia attenzione. Presto o tardi scriverò un articolo al riguardo per "Storia Misteriosa". Vi ho raccontato questo piccolo aneddoto proprio per evidenziare la mia soddisfazione nel ritrovare un romanzo che ha preso corpo proprio da queste vicende. Detto ciò, "Gli impiccati non muoiono subito" non è un mattone infinito ma un libro di circa 170 pagine che scorre con agilità. Due epoche per due "binari" narrativi, come due sono le protagoniste, il tutto collegato da un unico filo conduttore. Ed è proprio questo a mantenere vive l'attenzione e la partecipazione del lettore fino all'ultima pagina. Per concludere, consiglio questo romanzo? Decisamente sì!

Note e riferimenti:
  • "Gli impiccati non muoiono subito" su NPS Edizioni e su Amazon.
  • Il booktrailer de "Gli impiccati non muoiono subito" su Youtube.
  • Per la copertina del libro e per il materiale grafico ufficiale si ringrazia NPS Edizioni e Maena Delrio.
  • Le grafiche sono realizzate con Licenza di utilizzo "Canva" regolarmente acquistata.
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