L'imperatore Caligola, la follia al potere - Storia Misteriosa, i grandi misteri della storia

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Gaio Giulio Cesare Germanico al secolo Caligola, l'imperatore che si credeva un dio

Terzo imperatore romano della dinastia giulio-claudia dopo Augusto e Tiberio, Caligola è riportato dagli autori antichi come un despota eccentrico e crudele. Dove finisce la verità e inizia la leggenda?
Di Andrea Contorni - lunedì 4 dicembre 2023
Storia Misteriosa - L'imperatore Caligola passeggia in compagnia delle sue sorelle e del cavallo Incitatus
Da bambinetto se ne andava in giro per l'accampamento militare sulla frontiera del Reno, vestito da soldato con tanto di minuscoli calzari che altro non erano che riproduzioni delle calzature di foggia militaresca dei più grandi, le caligae. E il figlio del grande Germanico, fu soprannominato con affetto Caligula, ben voluto e adottato come una sorta di mascotte dai legionari del padre.

Gaio Giulio Cesare Germanico "Caligola" nacque nel 12 d.C. ad Anzio, terzogenito di Agrippina Maggiore e del generale Germanico. Apro una breve parentesi sul celebre padre del nostro Caligola perché ne vale la pena. Germanico era stato designato da Tiberio per la successione imperiale. Era uno degli uomini più osannati di Roma perché aveva il talento del grande condottiero e il fascino tipico del giovane rampollo dell'aristocrazia patrizia. Dal carattere aperto e gioviale, mostrando modestia e umiltà e non celate simpatie repubbliche, aveva conquistato il Senato. Si era inoltre dato da fare per sedare la rivolta delle legioni del Reno, rifiutando con sdegno la porpora offertagli dai soldati e ribadendo la sua fedeltà al padre adottivo, Tiberio. Un gesto eclatante che gli aveva attirato l'ammirazione incondizionata dei legionari. Infine Germanico aveva riscattato l'onore di Roma recuperando due delle tre Aquile perse dopo la disfatta di Teutoburgo. L'ascendente del giovane erede al trono oscurò nel tempo la tetra figura dell'imperatore in carica; Tiberio, che pure aveva dimostrato grandi doti di comando sui campi di battaglia, era al contrario di indole malinconica, introversa e vendicativa. Sta di fatto che nel 19 d.C., dopo essere stato mandato in Siria in missione diplomatica, Germanico morì avvelenato ad Antiochia. Caligola aveva sette anni quando rimase senza padre.
Storia Misteriosa - L'imperatore Caligola con l'amata sorella Drusilla
Il piccolo Caligola era un bimbo precoce nell'intelletto, piuttosto viziato e pretenzioso. Non sappiamo quale sarebbe stato il suo destino se nel 23 d.C. Druso Minore, figlio naturale di Tiberio ed erede al trono, non fosse morto avvelenato per volere del potente prefetto del pretorio, Lucio Elio Seiano. Questi, sfruttando il volontario esilio di Tiberio a Capri e la fiducia che l'imperatore riponeva in lui, fece in modo di levare di mezzo l'intera famiglia di Germanico. Seiano coltivava il sogno di accedere alla successione imperiale. Agrippina Maggiore e i due fratelli più grandi di Caligola, Nerone Cesare e Druso Cesare furono esiliati, morendo chi di fame, chi di inedia. L'energico intervento di Antonia Minore, madre di Germanico, dette la sveglia a Tiberio che si decise nel 31 d.C. a condannare a morte l'ingombrante prefetto. Il vecchio imperatore adottò i due nipoti superstiti, Tiberio Gemello e il nostro Caligola. Il giovanotto, appena diciannovenne, era già al centro di mille chiacchiere per essere stato sorpreso a letto con la sorella minore, Drusilla. Qualcuno aumentò la dose del pettegolezzo accusandolo di "incontrarsi" anche con l'altra consanguinea, Agrippina Minore. Nel 37 d.C., Tiberio spirò alla veneranda età di settantanove anni. Svetonio accusa proprio Caligola di averlo avvelenato o soffocato nel sonno con l'aiuto di Macrone, il nuovo prefetto del pretorio. Proprio questo losco figuro manipolò il testamento imperiale estromettendo dalla successione Tiberio Gemello. Caligola fu il nuovo imperatore, acclamato da popolo e Senato.

Tra amnistie per i condannati, sontuosi giochi, banchetti pubblici e opere pubbliche, il primo anno di governo di Caligola fu straordinario. Tutti pensarono all'inizio di un'età aurea per Roma. Ma l'idillio durò poco perché nell'ottobre del 37 d.C., l'imperatore si ammalò gravemente. E quando ritornò sulla breccia, quasi per miracolo, non fu più lo stesso. Quale potrebbe essere stato il male che lo colpì? Uno studio recente pone Caligola come vittima di saturnismo, una patologia dovuta all'assimilazione casuale o volontaria di piombo. Alla lunga il fisico può collassare in seguito a una forte intossicazione che potrebbe spiegare, in teoria, la misteriosa malattia del 37. Tale saturnismo dovrebbe essere stato provocato dall'usanza tutta romana di tenere il vino in otri di piombo, il cui ossido, grazie all'acidità del vino stesso, si dissolveva conferendo alla bevanda un piacevole sapore dolciastro. Stando a questa ipotesi, parecchi romani, soprattutto delle classi più elevate, avrebbero dovuto soffrire prima o poi di saturnismo. O può darsi che Caligola, che già qualche problema di salute l'aveva (come suggeriscono le fonti), potrebbe essere stato particolarmente "sensibile" all'ossido di piombo.  Un'altra teoria attribuisce il misterioso male di Caligola a un collasso psicologico, dovuto in parte alla sua indole sociopatica, in parte a una componente traumatica dovuta alle tante morti ingiuste sopportate in ambito famigliare. Seppur guarito, nel 38 d.C., Caligola subì un ulteriore fattore scatenante della sua follia con la dipartita dell'amata sorella Drusilla a soli ventuno anni.
Caligola, crudele e instabile fin dalla giovinezza, probabilmente uccise il vecchio Tiberio. Solo Seneca lo scagiona dall'accusa di omicidio...

Di nuovo sul trono, Caligola, ancora convalescente, iniziò a vedere nemici e complotti ovunque, convinto di essere stato avvelenato e salvato da morte certa per qualche intercessione divina. I primi a essere eliminati furono il prefetto Macrone, un alleato ormai scomodo, e il povero Tiberio Gemello, accusato di aver l'alito che odorava di antidoto antiveleno, svelando dunque la sua insita paura di essere fatto fuori da un momento all'altro. Seguirono senatori, esponenti della classe equestre e semplici cittadini costretti al suicidio o a combattere nell'arena, trovandovi spesso una morte atroce tra lunghe e penose sofferenze. Nel 39 d.C. Caligola giunse sul Reno, nell'accampamento legionario del legato Lentulo Getulico. Era accompagnato dalle due sorelle, Agrippina e Livilla, e da Marco Emilio Lepido, marito della defunta Drusilla e designato erede al trono. E fu proprio tra i soldati che l'imperatore ordinò ai suoi pretoriani di trucidare per alto tradimento Getulico e Lepido mentre Agrippina e Livilla furono condannate all'esilio perenne. In un modo o nell'altro, Caligola aveva scoperto il tentativo di congiura orchestrato dai quattro per destituirlo e aveva agito in anticipo con una teatralità degna della migliore tragedia greca.
Storia Misteriosa - Il tribuno dei pretoriani Cassio Cherea uccide Caligola
Rimasto al comando delle legioni renane, Caligola progettò la conquista della Britannia. Un intento che si concluse ordinando ai soldati di attaccare il mare del Canale della Manica per poi raccogliere conchiglie come trofei. Ritornato a Roma in trionfo, iniziò a mandare a morte persone per le ragioni più disparate al solo scopo di impossessarsi dei loro patrimoni. Intimò ai suoi boia di far soffrire le vittime all'inverosimile. Sperperò il tesoro statale e assunse atteggiamenti sempre più dispotici e provocatori con l'intenzione di instaurare a Roma una monarchia assoluta di stampo orientale ed ellenistico, come era stato il sogno di Marco Antonio, suo bisnonno. Punì con efferatezza chiunque poteva vantare la bellezza che lui non aveva più. Alto, dal colorito pallido, il fisico non proporzionato, il viso dalle occhiaie incavate e dalla fronte troppo larga, presentava persino una precoce calvizie. La sua figura era sinistra come lo erano i suoi repentini cambi di umore che contemplavano eccessi di ira come smodate manifestazioni di ilarità, atti di pura schizofrenia o irrefrenabili desideri di solitudine. Chi se lo trovava di fronte era terrorizzato dal proferire la parola sbagliata al momento sbagliato. La fatidica goccia che fece traboccare il vaso fu determinata dalla presunzione di Caligola di ergersi a dio sceso in terra, un Giove in sembianze umane che se ne andava in giro per Roma pretendendo inchini e prostrazioni. Egli voleva essere divinizzato ancora in vita con un culto vertente sulla sua persona che prevedesse statue, templi e altari dedicati. A fin dei conti aveva reso una dea anche la defunta sorella Drusilla, la "Diva Giulia".

Le sue eccellenti doti di oratore, condite da pungente sarcasmo, vertevano sempre a mettere in imbarazzo senatori ed eruditi e qualunque cosa rimandasse ai valori della Roma repubblicana o augustea. Si circondò di figuri abietti, raccolti tra le corti orientali, procedendo verso una intollerabile degenerazione dei costumi. Una rottura col passato che intimorì i capitolini, già vessati da omicidi, proscrizioni e follie varie. Per i romani era inconcepibile tributare onori divini a un imperatore ancora in vita, figurarsi a uno che pretendeva un seggio in Senato per il proprio cavallo, Incitatus. Molti videro negli atti dell'imperatore un pericolo per la sopravvivenza della stessa Roma. Ad agire, per la prima volta nella Storia, furono i pretoriani che proprio da quel momento presero ad arrogarsi sempre più diritti nell'indirizzare il corso politico dell'Urbe, attraverso intrighi, pressioni ed eliminazioni fisiche. Cassio Cherea, un tribuno che Caligola derideva come effeminato, il 24 gennaio del 41 d.C. infilzò per primo l'imperatore in un corridoio sotto il Palatino mentre i suoi compagni si sbarazzavano di Cesonia, sua quarta moglie e della piccola Giulia Drusilla, nata da poco dalla loro unione. Nascosto tra i tendaggi del palazzo, con il terrore di essere passato a fil di spada, stava quel giorno lo zoppo e balbuziente fratello di Germanico, nonché zio dell'appena eliminato Caligola. Quando i pretoriani lo scoprirono e lo condussero di forza al campo pretorio, pensò di essere finito. In realtà quel giorno divenne il quarto imperatore della dinastia giulio-clauda col nome di Tiberio Claudio Cesare Augusto Germanico.
Storia Misteriosa - Il fantasma di Caligola agli Orti Lamiani
Chiudo con una storia di fantasmi che ci racconta Svetonio, proprio in riferimento a Caligola. Si narra che il cadavere dell'imperatore fu portato di nascosto negli Orti Lamiani sull'Esquilino, inizialmente semi-bruciato su un rogo improvvisato e infine sepolto sotto un sottile strato di terra. Rientrate dall'esilio le sorelle, il corpo fu riesumato e cremato, trovando finalmente pace. Prima che ciò avvenisse, i custodi dei giardini furono turbati da un terribile spettro che si aggirava nel luogo attirandone altri. Fantasma che si sarebbe manifestato anche nella dimora stessa in cui Caligola morì, animando le notti di fatti terrificanti, fino a quando l'edificio non finì distrutto da un incendio.

Considerazioni finali? Brevi, anzi brevissime. Lo so, Tacito, Svetonio e Dione Cassio erano storici al servizio di Roma con la tendenza a minare nei posteri la memoria di chiunque avesse cagionato del male all'Urbe, mettendosi di traverso agli interessi e alle prerogative della classe senatoriale di cui tutti e tre erano esponenti. Qualcosa di Caligola è stato esagerato, allo stesso modo è esagerato il tentativo di alcuni studiosi del nostro tempo di riabilitare questo imperatore rendendolo un progressista e innovatore. Potrei accettare con molte remore tale discorso per Nerone, ma non per Caligola. Questo era un folle, afflitto oltretutto da gravi problemi di salute, quali epilessia, insonnia e frequenti svenimenti. Iracondo, crudele e sadico inaugurò a Roma un periodo di terrore segnato da omicidi, vendette, incesti e adulteri. Può la sua passione per le opere pubbliche e per i grandi giochi pubblici riabilitare un figuro del genere? Non credo. Caligola è probabilmente il peggiore imperatore romano di sempre, oltre Nerone, Commodo ed Eliogabalo, talmente pessimo da indurre i pretoriani a farlo fuori con oltre 30 coltellate. E l'ultimo dono che Caligola fece a Roma, fu proprio quello di rendere la Guardia Pretoriana, la corrotta e corrutubile custode di uno degli imperi più grandi e potenti della Storia.

Bibliografia e note:
  • "Storia romana", Giovanni Geraci e Arnaldo Marcone. Le Monnier Università.
  • "Fonti per la Storia romana", Giovanni Geraci e Arnaldo Marconi. Le Monnier Università.
  • "Gli Imperatori romani. Storia e segreti", Michael Grant. Newton Compton Editore.
  • "I personaggi più malvagi dell'antica Roma", Sara Prossomariti. Newton Compton Editore.
  • "I grandi generali di Roma Antica", Andrea Frediani. Newton Compton Editore.
  • Immagini e grafiche pubblicate con Licenza di utilizzo "Canva" regolarmente acquistata.
  • Le illustrazioni sono generate con intelligenza artificiale.
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