Dall'Egitto a Venezia, il mistero della Tomba di Alessandro Magno - Storia Misteriosa, i grandi misteri della storia

Vai ai contenuti
Dall'Egitto a Venezia, il mistero della Tomba di Alessandro Magno

Secoli di ricerche archeologiche e di suggestive ipotesi per un mistero che ad oggi risulta ancora irrisolto. Dov'è la Tomba di Alessandro Magno? Un viaggio da Babilonia ad Alessandra d'Egitto fino ad Anfipoli in Macedonia e a Venezia, nella Basilica di San Marco.
Di Andrea Contorni - sabato 2 settembre 2023
Storia Misteriosa - Il mistero della Tomba di Alessandro Magno
Nel 323 a.C. Alessandro Magno esalò il suo ultimo respiro a Babilonia, circondato dalla devozione dei fedeli diadochi, i suoi generali "compagni". Questi avevano seguito il condottiero in capo al mondo in imprese leggendarie ma, appena morto, iniziarono a litigarsene il feretro oltre a scannarsi per la spartizione dei territori. L'immenso impero macedone andò in pezzi.

Perdicca a cui fu affidata la reggenza dell'impero, tentò senza successo di tenere unito il vasto regno. Per questo decise di far trasportare la salma di Alessandro Magno nella nativa Macedonia, affidandola alla scorta di un forte contingente armato. Tuttavia, giunto in Siria il corteo fu intercettato dagli uomini di Tolomeo Sotere, il generale che ne frattempo era diventato sovrano d'Egitto. Ci fu uno scontro all'ultimo sangue? No, probabilmente i soldati di Perdicca accettarono un cospicuo "obolo" in denaro per farsi da parte. Il feretro di Alessandro passò così di mano per proseguire il suo cammino in direzione della Necropoli di Saqqara a Menfi dove, una volta sistemato, rimase fino all'ascesa al trono del faraone Tolomeo IV Filopatore. Questi regnò dal 222 al 204 a.C. e si fece promotore della costruzione ad Alessandria d'Egitto, di un grandioso monumento destinato ad accogliere le spoglie di Alessandro Magno.
Storia Misteriosa - La morte di Alessandro Magno di Karl von Piloty
L'imponente struttura dominava una parte della necropoli regale dei Tolomei; fu chiamata il "Soma", letteralmente il "Corpo". Il geografo greco Pausania non è però d'accordo con questa versione dei fatti. Egli ritiene che il corpo di Alessandro Magno fosse arrivato ad Alessandria d'Egitto già nel 280 a.C. per volontà di Tolomeo II Filadelfo, secondo sovrano della dinastia tolemaica. In ogni caso sembra accertato che il mausoleo cadde in rovina intorno al 90 a.C. durante il burrascoso regno di Tolomeo Alessandro X, segnato da guerre e congiure. Bisognoso di denari, Tolomeo Alessandro fece fondere il meraviglioso sarcofago del condottiero macedone, sostituendolo con uno in alabastro di minore pregio. Negli anni a seguire, i sovrani d'Egitto non tributarono più gli onori dovuti alla memoria di Alessandro Magno. Cleopatra fece portare via dal Mausoleo gli ultimi tesori per finanziare la guerra dell'amato Marco Antonio contro Ottaviano. Quando il figlio adottivo di Cesare conquistò l'Egitto, visitando il "Soma" intorno al 30 a.C. dimostrò un profondo sdegno per l'ex dinastia regnante, rifiutando di rendere onore alle tombe dei Tolomei.

Per tutti i Successori, tra cui Perdicca, Seleuco, Antipatro e Tolomeo, poter onorare il defunto nel regno di pertinenza sarebbe stato un fattore di coesione e di attestazione del proprio potere

Svetonio ci racconta nel dettaglio la scena surreale che avvenne nella Tomba di Alessandro con protagonista Ottaviano Augusto. Egli si fece mostrare il sarcofago e il corpo di Alessandro. Silenzioso e commosso gli rese omaggio ponendogli sul capo una corona d'oro intrecciata con fiori. Visibilmente scosso Ottaviano stava per uscire dalla Tomba di Alessandro quando qualcuno gli chiese se avesse desiderio di visitare anche quella dei Tolomei. La risposta del romano fu dura e tagliente: «Io volevo vedere un re, non dei morti.»
Storia Misteriosa - Augusto alla tomba di Alessandro, Eugène Buland, musée d'Orsay
gli scempi al "Soma" continuarono nei successivi decenni. Sempre Svetonio narra del vilipendio effettuato da Caligola che avrebbe spogliato la mummia della sua corazza

Settimio Severo, imperatore romano dal 193 al 211 fece chiudere la Tomba di Alessandro. Probabilmente considerò inaccettabile il gesto del figlio Caracalla che tolse al feretro i gioielli e la tunica per il desiderio di possedere quanto appartenuto al più grande condottiero della Storia. Un certo Libanius nel 391 riportò che il Mausoleo era completamente immerso nel degrado. Un decennio dopo, nel 400, il "Soma" scomparve da Alessandria d'Egitto. Il vescovo e teologo Giovanni Crisostomo tentò di ritrovarlo setacciando la città da cima a fondo. La sua missione terminò con un nulla di fatto. A sua detta neppure gli alessandrini conoscevano più l'esatta ubicazione della Tomba di Alessandro Magno.

Forti tensioni sociali e religiose sconvolgevano Alessandria in quegli anni. La città era teatro di continui e violenti scontri tra pagani e cristiani all'indomani degli editti teodosiani del 391. Proprio il 391, nella testimonianza di Libanius, sembrerebbe essere l'ultimo anno in cui è accertata l'esistenza della Tomba di Alessandro. Il "Soma" fu abbattuto? O forse venne riconvertito in qualche altro edificio civile o religioso? E il corpo di Alessandro Magno? In tempi recenti, Andrew Chugg, scrittore e studioso britannico, ha insistito sull'ipotesi che il feretro di Alessandro sia stato portato via da Alessandria nell'anno 828 da due mercanti veneziani. Questi erano in Egitto con la missione di recuperare le relique di San Marco Evangelista che ad Alessandria era stato ucciso.

I due mercanti prelevarono forse per errore i resti di Alessandro Magno ad oggi venerati dai devoti del martire nella Basilica di San Marco a Venezia?

Una teoria suggestiva ma che cozza con i resoconti di alcuni geografi e storici locali: Ibn Abd al-Hakam (803), Al-Masudi (896) e Leone l’Africano (1494), raccontano di un sepolcro nel mezzo delle rovine di Alessandria, meta di pellegrinaggio di molti stranieri convinti che fosse quello di Alessandro Magno. Una versione confermata anche dall'esploratore inglese George Sandys nel 1611. Nel XVIII secolo le ricerche confluirono nell'area dell'antica Moschea el-Attarin. La gente la indicava come "Tomba di Alessandro" e nel 1798 membri della spedizione napoleonica in Egitto rinvenirono nel suo cortile interno un enorme sarcofago in granito, finito poi in mano britannica.

Tuttavia si scoprì che il sarcofago era del faraone Nectanebo II ma gli studiosi non si arresero all'evidenza; per molti di loro il manufatto ospitò anche le membra di Alessandro Magno nel viaggio da Menfi ad Alessandria d'Egitto. Il mistero si arricchì di un nuovo capitolo quando nel 1823, accanto alla vecchia moschea sorse la Moschea di Nabi Daniel, in un luogo conosciuto come "La collina del corpo ("Soma")". La strana coincidenza incuriosì avventurieri e archeologi tanto nel 1850 iniziò a girare la presunta testimonianza di un sarcofago in cristallo, ben nascosto nei sotterranei della Moschea di Nabi Daniel. Il fatto fu confermato con qualche volo di fantasia dalla guida locale Ambroise Schilizzi nel 1879. L'archeologo tedesco Heinrich Schliemann, lo scopritore dell'antica città di Troia, si interessò alla vicenda ma non riuscì mai ad ottenere dalle autorità egiziane, il permesso di indagare oltre le dicerie.
Storia Misteriosa - La Moschea di Nabi Daniel, sotto la quale si ipotizza vi siano i resti del Soma
Nel 1995 la Tomba di Alessandro sarebbe stata indentificata tra le rovine dell'Oasi di Siwa dall'archeologa Liana Souvaltzi

A Siwa sorgeva un tempio del dio Amon con un celebre oracolo al quale Alessandro Magno era solito rivolgersi. Proprio nel tempio suddetto, il sovrano macedone fu consacrato come figlio della divinità. La Souvaltzi riportò alla luce un tempio di media grandezza in stile dorico in un villaggio a ovest di Siwa. Rinvenne iscrizioni con il nome di Alessandro e del dio Amon su una tavoletta. Credette di aver scoperto il santuario dell'oracolo di Amon e di conseguenza anche la Tomba di Alessando Magno. Purtroppo il suo entusiasmo fu demolito dal mondo accademico a causa dell'insufficienza di prove certe a sostegno della tesi.

L'Oasi di Siwa fu al centro di un'altra grande scoperta nel 2018. La missione egiziana con la collaborazione della National Geographic rinvenne le rovine di un grande tempio sempre dedicato ad Amon risalente al VII secolo a.C.; era questo il santuario dell'oracolo di Alessandro rispetto alla struttura minore identificata dalla Souvaltzi un decennio prima? Probabilmente sì. L'idea che la Tomba di Alessandro possa trovarsi celata nel santuario di Amon non è mai tramontata, alimentando teorie e speranze di appassionati e studiosi. Altra ipotesi interessante riguarda l’enorme tomba monumentale di Anfipoli, scoperta nel 2012. Si tratta di una ricca sepoltura di epoca ellenistica, denominata Tomba di Kasta, al centro di un ulteriore mistero. Era il mausoleo costruito in origine per Alessandro, prima che Tolomeo I Sotere si impossessasse del feretro? Oppure era un memoriale dedicato a Efestione, il più fidato ufficiale del re macedone? Qualche studioso ha avanzato la teoria che l’imperatore romano Caracalla, ammiratore di Alessandro, ne abbia traslato il corpo da Alessandria proprio ad Anfipoli. A oggi sono in corso analisi e ricerche su uno scheletro umano rinvenuto all’interno del sepolcro.

Impegnato dal 1996 nell’impresa di svelare il mistero della Tomba di Alessandro è Jean-Yves Empereur, direttore del prestigioso "Centre d’études alexandrines". Convinto che la tomba si trovi nel cuore della metropoli egizia, Empereur ha esplorato il sottosuolo alessandrino riportando alla luce la famosa "nekròpolis" già descritta da Strabone. Sono stati effettuati anni di scavi nel quartiere Gabbari fino a risalire alla parte più antica della Necropoli. Nel 2006 l’archeologo dichiarava di essere vicino a svelare l’ubicazione del "Soma" che secondo le fonti doveva sorgere all’incrocio tra le antiche strade principali di Alessandria. Egli aveva infatti identificato tale punto di incontro. Ma del "Soma", nessuna traccia.

La svolta nella ricerca sembra avvenire nel 2019. Protagonista è l'archeologa greca Calliope Limneos-Papakosta. Ella dirige l’Hellenic Research Institute of the Alexandrian Civilization. La studiosa è impegnata da oltre dieci anni in una campagna di scavo nell’area dei giardini di Shallalat. Questo luogo, nel cuore di Alessandria, occupa l’antico quartiere reale della città. Il team ha riportato alla luce le mura perimetrali di un edificio dell’epoca di Alessandro. La terra ha restituito una meravigliosa statua in marmo del grande condottiero. Il secolare mistero della Tomba di Alessandro sembra finalmente a un passo dall’essere svelato

Bibliografia e sitografia:
  • "Alexander 334-323 BC: Conquest of the Persian Empire", John Warry. Osprey Editore.
  • "La tomba di Alessandro. L'enigma", Valerio Massimo Manfredi. Mondadori (2017).
  • "Aléxandros. La trilogia", Valerio Massimo Manfredi. Mondadori Editore.
  • "Chi è sepolto in S. Marco a Venezia? È ora di analizzare quei resti", articolo di Paolo Casolari pubblicato sulla testata "Saturnia Tellus" il 3 marzo 2017.
  • "La misteriosa storia della Tomba di Alessandro il Grande" di Alberto Massaiu (14 settembre 2018).
  • Immagini e fotografie di pubblico dominio da Wikimedia.

LEGGENDE, ITINERARI SUGGESTIVI E MISTERI DELLA STORIA

STORIA MISTERIOSA
« LA MENTE AMA L'IGNOTO. AMA LE IMMAGINI IL CUI SIGNIFICATO È IGNOTO POICHÉ IL SIGNIFICATO DELLA MENTE STESSA È SCONOSCIUTO... »
René Magritte
Torna ai contenuti