Il fantasma del Castello di Issogne: la contessa di Challant - Storia Misteriosa, i grandi misteri della storia

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Il fantasma del Castello di Issogne: la contessa Bianca Maria di Challant

La Valle d'Aosta è famosa in tutto il mondo per i suoi meravigliosi castelli medievali. Tra tutti, il Castello di Issogne si distingue come una splendida dimora di notevole pregio artistico e architettonico. Ma lo Château D'issogne, tra le sue mura, nasconde uno spaventoso mistero...
Di Andrea Contorni - lunedì 8 settembre 2023
Storia Misteriosa - Il fantasma del Castello di Issogne
Il Castello di Issogne è apprezzato e conosciuto per le tante particolarità artistiche che contiene, dallo splendido cortile interno con la fontana del melograno al ricco ciclo di affreschi di vita quotidiana tardomedievale. Eppure in molti, ancora oggi, affermano convinti di essersi imbattuti in una presenza inquietante...

Il Castello di Issogne è uno dei più caratteristici della Valle d'Aosta. Situato nel centro abitato di Issogne in località "La place", sorge sulla destra idrografica della Dora Baltea. Il suo aspetto esterno austero e anonino nasconde all'interno una complessa ed elegante dimora rinascimentale di stile gotico cortese con capolavori artistici e architettonici di assoluto spessore. Il sito fu probabilmente sede di una villa o di un abitato di epoca romana fin dal I secolo a.C. come dimostrato da alcune sezioni del muro perimetrale del maniero a livello delle cantine. Risalente al 1151 è una bolla papale che attesta l'esistenza nel luogo di una casaforte di proprietà del vescovo di Aosta. Essa fu saccheggiata e data alle fiamme nel 1333 nell'ambito dei forti contrasti tra il vescovo e la confinante casata dei Verrès. Infine nel 1379 Issogne smise di essere sede vescovile. Il territorio passò sotto il dominio di Ibleto di Challant, già signore di Verrès. Celebre per aver fatto costruire il vicino castello-fortezza di Verrès, Ibleto decise di ristrutturare la casaforte di Issogne, trasformandola in una funzionale dimora, composta da torri e corpi di fabbrica, protetti da una cinta muraria.
Storia Misteriosa - La fontana del melograno nel cortile interno del Castello di Issogne
Alla morte di Ibleto nel 1409, il Castello di Issogne passò al figlio, Francesco, nominato primo conte di Challant dai Savoia. Fu poi la volta di Giacomo di Challant-Aymavilles nel 1456, dopo anni di lotta armata per la successione con la cugina Caterina. La contessina, figlia maggiore di Francesco (il conte non aveva eredi maschi), per legge non poteva subentrare al padre nel dominio del feudo. Caterina le tentò tutte prima di capitolare sotto assedio nel castello di Verrès. Il terzo conte di Challant, fu Luigi, figlio di Giacomo; egli si fece promotore di ulteriori lavori di ristrutturazione del Castello di Issogne. Lavori che proseguirono sotto la reggenza del priore Giorgio di Challant-Varey, cugino di Luigi. Il religioso governò il feudo in vece di Filiberto e Carlo, troppo piccoli per succedere al padre Luigi morto nel 1487. Filiberto fu quarto conte di Challant nel 1509 eleggendo a sua dimora il Castello di Issogne, divenuto nel frattempo un maniero di grandissimo pregio architettonico, stilistico e artistico. Tuttavia fu sotto Renato, erede di Filiberto che il castello raggiunse il suo massimo splendore come corte ricca e raffinata.

Renato di Challant (1502 - 1565) era un uomo di talento che ereditò dai suoi avi le capacità militari e la passione per le grandi costruzioni. Fu lui a fortificare il Castello di Verrè dotandolo di una cinta muraria dotata di torrette in grado di ospitare diversi cannoni. Stimato da Casa Savoia, Renato di Challant, fu consigliere personale del duca Carlo II e in seguito maresciallo di Savoia, luogotenente generale e ambasciatore. Ebbe quattro consorti e due figlie. La maggiore, Filiberta, fu al centro di uno scandalo dell'epoca, fuggendo con un palafreniere poco prima delle nozze concordate dalla famiglia. Renato di Challant aveva sposato nel 1522 la sua prima moglie, la bellissima Bianca Maria Gaspardone o Scapardone, ancora oggi protagonista assoluta del Castello di Issogne.

La storia di Bianca Maria, Contessa di Challant, è narrata dal più grande novelliere del Rinascimento, Matteo Bandello

Dall'opera del Bandello scaturisce il ritratto, seppur romanzato, di una donna affascinante e capricciosa, accusata dell'omicidio di uno dei suoi tanti amanti... ma chi era davvero Bianca Maria Gaspardone? Nata a Casale Monferrato nel 1500 da una ricca famiglia aggregata alla nobiltà cittadina e non "di legnaggio non molto stimato" (cit. Bandello), Bianca Maria andò in sposa, appena quattordicenne, a Ermes Visconti di Somma, secondogenito di Battista Visconti, noto esponente del partito ghibellino milanese e cortigiano di Ludovico il Moro. Quando Ermes morì nel 1521, dopo solo un anno Bianca Maria divenne la prima moglie di Renato, conte di Challant. Ella si trasferì nella bella residenza del Castello di Issogne. Chiusa in una gabbia d'oro, la contessa accusò le continue assenze del marito, spesso fuori casa per impegni diplomatici e di guerra. Un bel giorno, Bianca Maria abbandonò il Castello di Issogne per ritornare prima nella nativa Casale Monferrato, poi a Pavia e infine nella frizzante corte milanese. Qui ebbe una storia con Ardizzino Valperga conte di Masino. L'amore per il giovane rampollo dei Valperga fu ben presto sostituito con quello per Roberto Sanseverino conte di Caiazzo. Infine fu la volta di Don Pietro di Cardona, figlio bastardo del conte di Collisano. Ardizzino, sentendosi tradito, si mise a infamare la contessa con chiunque incontrasse per le vie di Milano. Questa, per vendicarsi dell'affronto, chiese prima al conte di Caiazzo e poi a Pietro di Cardona di uccidere Ardizzino. Se il primo rifiutò, il secondo passò all'azione; Ardizzino fu brutalmente assassinato. Correva l'anno 1526 quando l'intera vicenda venne a galla. Pietro di Cardona, una volta catturato, accusò Bianca di aver pianificato l'omicidio. Bianca Maria Gaspardone fu tratta in arresto. Le prove non erano sufficienti per una condanna ma la donna, probabilmente in preda al rimorso, confessò di suo pugno. Fu decapitata sul rivellino del Castello milanese di Porta Giovia (in seguito Castello Sforzesco) il giorno 20 ottobre del 1526.
Storia Misteriosa - La corte interna del Castello di Issogne
Per qualche strana ragione che sfugge all'umana logica, lo spettro di Bianca Maria ancora oggi infesterebbe il Castello di Issogne dove ella aveva vissuto nei primi anni del suo secondo matrimonio. Si racconta che nelle notti di luna piena, il fantasma di una donna vestita di bianco e con la propria testa tra le mani, apparirebbe in una loggia nei pressi della cappella del Castello di Issogne. Testimonianze meno macabre riportano del fantasma di una bellissima dama avvolta in un mantello bianco che si aggirerebbe per i corridoi del maniero o sosterebbe nel cortile interno, nei pressi della fontana del melograno. Con un briciolo di malizia in più, qualcuno sostiene che Bianca Maria importunerebbe i visitatori più affascinanti dispensando baci e ardite carezze.

Qualche considerazione in conclusione di articolo. La vicenda di Bianca Maria, contessa di Challant, è una storia disgraziata che si basa per tradizione su una fonte poco attendibile come la novella di Matteo Bandello. Partendo dall'invenzione letteraria circa le umili origini di Bianca, Bandello dipinge un ritratto piuttosto esasperato della donna, una sorta di madre di tutti i vizi capitali. Basta leggere il finale della IV Novella in cui l'autore scrive "Cosí la misera fu decapitata. E questo fin ebbe ella de le sue sfrenate voglie..." per farsi un'idea di quanto l'opera bandelliana fosse diretta a un pubblico cortigiano, insistendo su finalità di intrattenimento e di sensuale divertimento di ispirazione boccaccesca. In realtà la morte di Bianca Maria fu causa di dolore per molti come riporta il cronista pavese Antonio Grumello tanto che oltretutto il suo cadavere fu esposto per un giorno intero al popolo nella Chiesa di San Francesco. Il ritratto della contessa di Challant avrebbe inoltre ispirato l'affresco di Bernardino Luini nella "Cappella Besozzi" della chiesa di San Maurizio a Milano, raffigurante la decapitazione di Santa Caterina d'Alessandria.

Bibliografia e sitografia:
STORIA MISTERIOSA
« LA MENTE AMA L'IGNOTO. AMA LE IMMAGINI IL CUI SIGNIFICATO È IGNOTO POICHÉ IL SIGNIFICATO DELLA MENTE STESSA È SCONOSCIUTO... »
René Magritte

LEGGENDE, ITINERARI SUGGESTIVI E MISTERI DELLA STORIA

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